Misurazione dei Campi Elettromagnetici

I campi elettromagnetici (acronimo CEM, in inglese EMF) possono essere generati da sorgenti presenti in molte attività lavorative. La maggior parte delle sorgenti dei campi elettromagnetici presenti nelle case e negli ambienti di lavoro produce livelli di esposizione estremamente bassi, tali che la maggior parte delle attività lavorative comuni difficilmente causa esposizioni superiori ai livelli di azione (LA) o ai valori limite di esposizione (VLE) stabiliti dalla direttiva relativa ai campi elettromagnetici. Ma talvolta i limiti possono essere superati, e può essere quindi necessaria una verifica strumentale.Esempi di sorgenti comuni e frequenti di campi elettromagnetici, in ambito lavorativo, che spesso richiedono la misurazione strumentale sono:

  • Saldatrici e impianti di saldatura
  • Impianti di trattamento o riscaldamento a induzione
  • Puntatrici
  • Taglio al Plasma
  • Linee di alimentazione elettrica a tensione elevata
  • Quadri elettrici ed impianti elettrici con amperaggio elevato
  • Riscaldatori industriali a microonde
  • Apparecchi elettromedicali
  • Magnetizzatori e smagnetizzatori
  • Sistemi per la ricerca di difetti nei materiali
  • Forni fusori ad arco o induzione
  • Antenne per stazioni base

Al datore di lavoro è chiesto di valutare i rischi di esposizione a campi elettromagnetici sia che le sorgenti siano di scarsa o nulla pericolosità (definite sorgenti giustificabili) sia che le sorgenti meritino maggiore attenzione e laddove necessario (es. in presenza di sorgenti definite non giustificabili) effettuare specifiche misurazioni. A far tempo dal 2 settembre 2016 è entrato in vigore nella normativa italiana il D.Lgs. n° 159 del 1 agosto 2016 “Attuazione della direttiva 2013/35/UE sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) e che abroga la direttiva 2004/40/CE”: il disposto normativo modifica e ridisegna il Capo IV, Titolo VIII del D.Lgs. 81/08 e in particolare sostituisce gli artt. da 206, 207, 208, 209 e 212 e inserisce il nuovo articolo 210 bis (Informazione e formazione dei lavoratori e dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza).

Il nuovo quadro normativo estende la valutazione dei rischi, in capo al datore di lavoro, agli effetti dovuti all’esposizione, dei lavoratori, alle radiazioni non ionizzanti ascrivibili alle frequenze comprese tra 0 Hz e 300 GHz che possono determinare effetti acuti diretti (cambiamenti provocati in una persona dall’esposizione a un campo elettromagnetico)ed effetti indiretti (dal contatto con conduttori sotto tensione non rientrano nell’ambito della direttiva relativa ai campi elettromagnetici). Gli effetti diretti sono i cambiamenti provocati in una persona dall’esposizione a un campo elettromagnetico (effetti sensoriali ed effetti sulla salute, quali vertigini e nausea, effetti su organi sensoriali, nervi e muscoli provocati da campi a bassa frequenza, riscaldamento di tutto il corpo o di parti del corpo causato da campi ad alta frequenza, effetti su nervi e muscoli e riscaldamento causato da frequenze intermedie). Sono effetti indiretti le interferenze con attrezzature e altri dispositivi medici elettronici, le interferenze con attrezzature o dispositivi medici impiantati attivi, ad esempio stimolatori cardiaci o defibrillatori, le interferenze con dispositivi medici portati sul corpo, ad esempio pompe insuliniche o con dispositivi impiantati passivi quali protesi articolari ferromagnetiche, effetti su schegge metalliche, tatuaggi, body piercing e body art, rischio di proiettili a causa di oggetti ferromagnetici non fissi in un campo magnetico statico, innesco involontario di detonatori, di incendi o esplosioni a causa di materiali infiammabili o esplosivi, scosse elettriche o ustioni dovute a correnti di contatto quando una persona tocca con un oggetto conduttore in un campo elettromagnetico e uno dei due non è collegato a terra.

Valori limite di esposizione e valori d’azione

L’articolo 3 della Direttiva 2013/35/UE, recepita con D.Lgs 159/2016, limita le esposizioni massime fissando valori limite di esposizione (VLE) per gli effetti sensoriali e gli effetti sanitari; tali effetti sono definiti negli allegati II (effetti non termici) e III (effetti termici) della direttiva. I VLE relativi agli effetti sanitari devono essere sempre rispettati mentre il superamento temporaneo dei VLE relativi agli effetti sensoriali e invece accettabile purché siano state fornite ai lavoratori le informazioni opportune e siano state adottate altre misure.

Lavoratori esposti a particolari rischi

Alcuni gruppi di lavoratori sono considerati particolarmente a rischio per i campi elettromagnetici. Tali lavoratori non possono essere protetti adeguatamente medianti i livelli di azione stabiliti nella direttiva relativa ai campi elettromagnetici e perciò i datori di lavoro devono valutare la loro esposizione separatamente da quella degli altri lavoratori. Sono particolarmente a rischio in quanto particolarmente sensibili i lavoratori portatori di dispositivi medici impiantabili attivi (Active Implanted Medical Devices, AIMD), i lavoratori portatori di dispositivi medici impiantabili passivi contenenti metallo, quelli portatori di dispositivi medici indossati sul corpo, le lavoratrici in gravidanza. Le aree di lavoro ove i valori di esposizione possono risultare superiori ai livelli di riferimento per la popolazione di cui alla raccomandazione europea 1999/519/CE, coincidenti con i livelli di riferimento ICNIRP del 1998, dovranno essere delimitate con cartelli di segnalazione di presenza di campi elettromagnetici, conformi alle normative vigenti in materia di segnaletica di sicurezza. L’accesso a tali aree sarà consentito solo a personale autorizzato, previa valutazione dell’assenza di controindicazioni fisiche all’esposizione. L’accesso al personale non autorizzato dovrà essere interdetto possibilmente mediante barriere fisiche.

Come avviene la valutazione dei rischi

Ai fini della corretta ed efficace valutazione del rischio è necessario riferirsi al contesto tecnico normativo complessivo nel quale si inserisce lo specifico disposto normativo D.lgs.159/2016 di recepimento della Direttiva 2013/35/CE che ha modificato il D.Lgs.81/08. Con il primo step si analizza il contesto produttivo e le modalità di esposizione andando a individuare le mansioni a rischio, le modalità operative e le attrezzature utilizzate che siano sorgenti di campi elettromagnetici e fonte di esposizione. Si procede quindi all’identificazione dei pericoli, delle misure di prevenzione, presenza di soggetti a rischio e presenza di lavoratori particolari. Utilizzando la letteratura scientifica specifica, i documenti ufficiali quali la Guida non vincolante di Buone Prassi dell’Unione Europea per l’attuazione della Direttiva 2013/35/UE relativa ai Campi Elettromagnetici e soprattutto la norma tecnica di riferimento CEI EN 50499, ove le sorgenti siano giustificabili o comunque non necessitanti di misure in quanto si sono reperire sufficienti informazioni per la valutazione, si procede a redigere il documento di valutazione del rischio.

Sempre tramite la norma CEI EN 50499 e la letteratura scientifica di settore si identificano gli impianti e le situazioni che richiedono una valutazione approfondita attraverso misurazioni e calcoli dei livelli dei campi elettromagnetici e (se necessario) si procede al secondo step, ovvero all’analisi strumentale, mediante campagna di misurazione. Attualmente le norme tecniche di riferimento per la misura e il calcolo dei livelli dei campi elettromagnetici sono la Norma CEI 211-6 (2001-01) “Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell’intervallo di frequenza 0 Hz 10 kHz, con riferimento all’esposizione umana” e la Norma CEI 211-7 (2001-01) “Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell’intervallo di frequenza 10 kHz – 300 GHz, con riferimento all’esposizione umana”. Tali norme, congiuntamente alla Norma CEI EN 50499 “Procedura per la valutazione dell’esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici”, forniscono le indicazioni per la redazione del documento di valutazione dei rischi da campi elettromagnetici. Certim SRL dispone di tecnici competenti ed è in possesso dell’attrezzatura di misura completa per l’analisi dei segnali in bassa ed alta frequenza ed il confronto con i valori di riferimento dell’Allegato XXXVI del D.Lgs.81/08, ove fosse indispensabile eseguire le misurazioni ai fini della valutazione dei rischi. In tale casistica, per i segnali complessi in bassa frequenza, viene proposto il metodo del picco ponderato, come previsto dalla nuova disciplina.